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Dolore e dintorni. Quando anche il corpo soffre.

A cura di Francesca Poser

Il disagio psicologico manifestato in concomitanza di una patologia organica, spesso dipende dalla condizione di crisi che la malattia, come evento stressante e spesso imprevisto, genera. La malattia cronica può introdurre dei cambiamenti profondi nella vita di una persona: dopo la diagnosi (e per alcuni malati anche prima), i pazienti si confrontano con situazioni nuove che per alcuni rappresentano delle imprese difficili o sfide che non riescono più ad affrontare mettendo in campo le loro abituali strategie e risorse, e quindi si trovano impegnate nella ricerca di nuovi modi per affrontare questa condizione.

La cronicità e la malattia stessa assumono valenze molto diverse tra le persone a seconda del significato che queste vi attribuiscono, a quello che per loro rappresentano anche in relazione della qualità di vita propria e dei loro familiari.

La malattia si manifesta nelle vite di individui diversi, ognuno dei quali si caratterizza per una propria progettualità, ruoli sociali, rapporto con il tempo, con i propri familiari e amici, una propria costruzione psicologica del dolore, principale sintomo di queste patologie. A questo si aggiunge l’esperienza che la persona ha con il proprio corpo, che può assumere una valenza ed un’immagine diversa: qualcosa che cambia e si deforma, qualcosa che tradisce una tacita alleanza o qualcosa che non si riconosce più. Per alcuni, viceversa, assume il senso di un corpo che non porta addosso i segni della malattia, come nel caso della fibromialgia.

Paura, rabbia, tristezza, ansia, impotenza, confusione, spaesamento sono solo alcuni dei vissuti che possono essere sperimentati e che caratterizzano il processo di adattamento della persona alla malattia.

Il sostegno e l’accompagnamento psicologico rientrano tra le buone pratiche nella gestione della malattia e per una migliore qualità di vita. Condividere angosce e paure, esprimere emozioni permette di ricercare il senso di ciò che si sta vivendo, nel tentativo di uscire dall’isolamento che il dolore spesso porta.

Anche i percorsi di gruppo possono risultare molto utili: i gruppi di sostegno divengono così un importante aiuto per evitare il ripiego su se stessi. Spesso le persone esprimono il bisogno di parlare con soggetti con la stessa esperienza, e il gruppo rappresenta una risorsa importante per i pazienti affetti da malattia cronica, così come per le famiglie che li accompagnano in questo viaggio. Lo sviluppo della comunicazione, la condivisione di esperienze, possono contribuire alla diminuzione del sentimento di isolamento sociale, alla creazione di legami sociali, all’espressione delle proprie emozioni. Il confronto tra pari può rappresentare un utile mezzo d’acquisizione di informazioni e di conoscenze, oltre che di sostegno sociale non solo per la persona, ma anche per i familiari. In certi casi, infatti, la comunicazione tra pazienti o tra familiari rischia di fossilizzarsi unicamente sulla malattia, e non lascia spazio alla costruzione di nuovi significati da attribuire ai propri vissuti e alle risorse che ogni persona ha.

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