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Le Prospettive dell’Amore

a cura di Francesca Poser

Facile parlare di Amore, ne parlano tutti, e non solo per San Valentino! Dalla mitologia greca a film, canzoni, libri, post sui social, aforismi vari: l’Amore è spesso al centro dell’attenzione e ci si chiede che cosa sia.

C’è chi lo vede nell’ottica biologica, in cui è tutta una questione di ormoni e chimica, chi invece si rifà all’idea romantica di amore, chi sostiene sia tutta una questione di attaccamento. Per qualcuno ancora l’amore diventa soddisfazione di un bisogno, per altri è solo un tabù. 

Parlare d’amore e comprenderlo in modo cognitivo e razionale  però risulta pressochè impossibile, perchè è qualcosa che si vive, non si pensa… sarebbe come descrivere il gusto della mela: tutti ne abbiamo assaggiata una e conosciamo il suo gusto, ma se qualcuno ci chiedesse di descrivere questo gusto, non sapremmo come spiegarci.

“La comprensione dell’amore non è implicita nell’esperienza dell’amore? Se ti innamori, non significa che hai capito cos’è l’amore? L’esperienza dell’amore fornisce di per sé una certa comprensione, ma essere innamorato di qualcuno non sempre significa comprendere l’amore che l’altro sente. E questa è l’origine di molte tragedie”

(George Alexander Kelly, 1977)

Proviamo ad interrogarci sul significato che riveste per ognuno di noi l’esperienza dell’amore. E anche qui non ci sono risposte giuste o sbagliate, ci sono prospettive diverse che prendono forma dalle esperienze vissute, dall’ambiente in cui siamo cresciuti e dalle idee che – in modo consapevole o meno – ci guidano nella vita.

Possiamo guardare all’amore da un’altra prospettiva ancora: l’amore come conferma di noi stessi. Proviamo a pensare agli aggettivi con cui ci descriviamo solitamente: si formano a partire dal confronto con l’altro, permettendoci di differenziarci o meno dall’altro. Costruiamo infatti un’immagine di noi stessi solo attraverso l’incontro con gli altri. L’amore materno, il cosiddetto “primo amore” fonda la nostra identità e il nostro ruolo personale e sociale. La costruzione della nostra identità ci permette poi di esplorare il mondo, di compiere esperienze, di muoverci.

Nella misura in cui possiamo esercitare un ruolo ed essere “qualcuno”, prendono vita le nostre scelte in amore, compresa la scelta del partner, nell’ottica di conferma della nostra stessa identità. Ciò non significa che nell’amore non ci siano disconferme, fallimenti, contrasti, che sono invece parte integrante della continua ricerca di elaborazione della propria persona.

La relazione d’amore si dimostra duratura quando c’è una reciproca possibilità di elaborare parti di sè, quando cioè all’interno della comprensione dell’altro esiste lo spazio per crescere. Risulta pertanto importante costruire una coppia come reciproco sostegno alla realizzazione di ognuno. E questo va costruito e curato.

A volte non sopportiamo la fine di una relazione, perchè sono in gioco le nostre dipendenze: non riusciamo ad immaginarci e ad avere senso senza l’altro. Stare con il partner ci permetteva di avere una chiara identità, un ruolo, un’immagine di noi stessi che con la fine della relazione sentiamo vacillare. Perdere l’altro significa così perdere una parte di noi stessi.

 

Nella vita incontriamo l’amore, in forme e caratteristiche diverse. Se cerchiamo di catturarne il significato più razionale, può talvolta sfuggirci. Può essere utile allora allenarsi a cercare le domande, più che le risposte, ricordando che la conoscenza di noi stessi permette la comprensione dell’altro.

 

“Essere innamorati è probabilmente la situazione in cui la maggior

parte di noi sperimenta la maggior possibilità di elaborare realmente

se stesso, assumendo pertanto un grossissimo rischio personale.”

(Bannister e Fransella, 1971)

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