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Storie di genitori. Percorsi che partono da lontano

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a cura di Francesca Poser

Di genitorialità attualmente se ne parla molto, moltissimo, me ne sono accorta davvero da quando sono diventata madre.

Infatti c’è molto da dire, nonostante sia un mestiere antico come il mondo…

Ce n’è per tutti i gusti, i consigli non mancano, soprattutto per le neo mamme, per gestire i figli e crescerli in modo ineccepibile, per essere madri in forma, green, top, alla moda, ecc. ecc. Social, riviste, chat, articoli in cui trovare risposte, comprensione, vicinanza nella propria esperienza di genitori.

Osservo così come la genitorialità venga descritta oscillando tra due estremi:

da una parte vedo una genitorialità esposta e mitizzata, fotografata, sorridente e felice, un’area in cui sembra ci si possa sentire completi e realizzati, unici.

Dall’altra l’idea di essere genitori appare semplificata e talvolta banalizzata. Pare che sia scontato fare figli, che per chi li desidera basti “non pensarci” perchè arrivino, che sia obbligatorio seguire certe regole.

Ma in mezzo c’è tutto il resto. C’è la vita vera, l’esperienza di ciascuno di noi.

E’ tutta la nostra storia infatti quella che ci portiamo dietro (e dentro) quando diventiamo genitori, o quando desideriamo o meno di esserlo. Una storia fatta di esperienze, sogni, paure, sicurezze, dubbi.

Penso che sia fondamentale fermarsi un po’ a guardarla tutta questa storia, a comprenderla e, se necessario, a fare pace con il passato. Riflettendo sul significato che diamo alle nostre esperienze infantili, riusciamo a operare scelte più consapevoli come genitori.

Siamo, comprensibilmente, alla ricerca di nuove “competenze” per essere buoni genitori, di strategie per crescere al meglio i nostri figli.

E se per un attimo, mettessimo da parte la ricerca di risposte pronte, e ci fermassimo a riflettere riguardo a quali competenze e risorse già possediamo? Quali sono i nostri punti di forza personali che possiamo spendere anche nel ruolo di genitori?

Cosa mettiamo in campo di importante di noi nell’essere madri e padri? Cosa siamo disposti a tenere, lasciare andare o modificare?

Il delicato compito di costruire questo ruolo, rinunciando alla perfezione, passa attraverso una conoscenza di sè.

E nell’avvicinarci a questa scelta – perchè di questo si tratta, in modo più o meno consapevole – compiamo dei passi, alcuni indietro, altri in avanti.

Spesso è una gran fatica tradurre questi passi in azioni, senza “tradire” i consigli degli esperti, di chi genitore è già, o dell’ultima scoperta in fatto di educazione…

Tutto ciò mi fa pensare ad un funambolo, che cerca di restare in equilibrio su un filo. Basta un attimo, e perde l’equilibrio, cade.

Camminare sulla corda significa scegliere di muoversi e cambiare continuamente posizione alla ricerca di un nuovo equilibrio. Ogni movimento ci fa vacillare e ci permette di trovare un nuovo stato di equilibrio. E subito ci si prepara al passo successivo.

La maternità per me è questo, un continuo cambiamento che genera movimento. La genitorialità non è statica, fissa, ma mette in continuo cambiamento il nostro sistema. Cambiamento che parte dalle nostre scelte.

Il nostro sistema continua sempre a costruire conoscenza in base all’esperienza che fa del mondo, si proietta in avanti e si muove cercando di prevedere (anticipare) ciò che verrà dopo, in una continua ricerca.

Questa è forse la difficoltà più grande che molti genitori incontrano: come in altri momenti “forti” della vita, siamo chiamati ad affrontare scelte importanti, e non solo per noi stessi…. Spesso, anche confusi da questo panorama di modelli genitoriali, non ci si sente sicuri delle proprie scelte, azioni, e ci si avvolge nel vortice della continua ricerca di risposte e soluzioni rapide.

Soluzioni che, una volta apprese, sono già obsolete o poco utili, visto che i sistemi si muovono, e quelli dei nostri figli forse ancora più velocemente! Ci si ritrova quindi nuovamente daccapo…

Per dare una svolta a questo circolo vizioso, dovremmo recuperare la consapevolezza del nostro ruolo di madri/padri: ascoltarci e confrontarci di più. Divenire consapevoli del continuo mutamento, dei nostri continui passi avanti e indietro, della nostra disponibilità ad accogliere il cambiamento.

Metterci in discussione, ascoltare i nostri bisogni, anche quelli scomodi da raccontare.

Essere genitori è un percorso, una storia.

Una storia diversa per ognuno. Per me lontana dagli stereotipi della madre che lascia indietro le parti più interessanti di sè per accudire la prole. Lontana anche dal puro innato istinto materno, e dai tabù che vietano di parlare di tutto ciò che non funziona, dei momenti bui che fanno sentire in colpa chi li vive…

Una storia che parte da lontano, da molto prima di noi.

Una storia che parte da noi, e ci dà la possibilità di costruirla su misura.

Sento il bisogno di recuperare quel senso naturale, viscerale, di genitorialità, quello che ci permette di prendere fiducia da noi stessi per compiere scelte importanti e determinanti. Sento anche il bisogno di tanta franchezza nel condividere questa esperienza, superando quella sensazione di giusto e sbagliato che ci accompagna per misurare il nostro valore.

Si può restare in equilibrio sul filo confrontandoci di più, recuperando un aperto dialogo e confronto, anche rileggendo con altri occhi la storia delle generazioni che ci hanno preceduto.

“Diventare genitori rappresenta una grande opportunità di crescere come individui, perchè si ritorna, anche se con un ruolo diverso, all’interno di una relazione genitore-figlio”.