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Di Valentina Sosero e Elena Daniel

Occhi al cielo. Tono irritato. Commenti taglienti. Silenzi stampa. Porte chiuse. Capita! Ma di fronte
a questo come ci sentiamo? Cosa pensiamo? Qual è la storia che ci raccontiamo?
Ad una prima impressione potremmo leggere queste modalità come maleducazione, mancanza di
rispetto, disprezzo…attivando una serie di sensazioni e di reazioni che possono rendere ancora
più faticosa ed esplosiva la comunicazione. E se ci fossero altre possibilità di lettura?
E’ importante avere ben chiara una cosa: noi non reagiamo ai fatti ma al modo in cui li
interpretiamo.

Proviamo a visualizzare un esempio.
Linda è una ragazza di 14 anni. A tavola, ci sono delle fragole che desiderano sia lei cha la sorella
più piccola Aurora. Linda usa un tono aggressivo per dire alla sorella che, differentemente dalle
situazioni passate, questa volta sarà lei a prendere la più grossa. Aurora si lamenta e cominciano
a bisticciare. Il papà infastidito dai toni aggressivi di Linda la riprende. Linda si alza indispettita e si
allontana da tavola mugugnando una parola offensiva verso il padre.
Situazione molto comune, neanche delle più impegnative. Il papà è davanti a molte possibilità,
scegliamone un paio per non dilungarci.
Potrebbe inserire il pilota automatico che attiva la reazione impulsiva. La tentazione è tanta e
quindi: sbotta e dice a Linda che sta diventando una maleducata. Linda si irrita ancora di più e tra i
due il conflitto si inasprisce.
Il padre ha però almeno anche un’altra strada: spostare lo sguardo su Linda, chiedendosi non solo
cosa lei abbia davvero detto con le sue azioni ma cosa stia cercando di fare in quel momento,
permettendo un cambio di prospettiva. Potrebbe quindi uscire dal campo minato del confronto e
stare in ascolto. Potrebbe dire qualcosa come: “Ok forse questo momento non è semplice per
nessuno. Ne riparliamo con calma?”

3…2…1 Respira
Respira!! Non è uno slogan banale, o una presa in giro. Il respiro, durante le comunicazioni difficili,
può diventare un potente alleato per costruire uno spazio tra reagire e rispondere. E in quello
spazio di tempo scegliere: quale significato dare alle cose e quale parte di sé far parlare.

Stando in ascolto, il padre potrebbe capire ad esempio che il problema per Linda non siano le
fragole ma la sensazione frequente che egli stia dalla parte della sorella. Questa potrebbe
diventare l’occasione per raccontare a Linda che ciò per cui la rimproverava fossero i suoi modi
aggressivi. A sua volta, lui potrebbe riflettere sul come e quando intervenire nei conflitti futuri tra le
figlie tenendo conto della gelosia emersa.
In questo modo il conflitto diventa lo stimolo per conoscersi, conoscere i/le propri figli/ie, per
costruire nuovi modi per stare assieme.

 
 
 
 
L’articolo esplora come le nostre reazioni emotive non dipendano dai fatti, ma dalle interpretazioni che ne diamo, suggerendo che i conflitti possano essere occasioni per migliorare la comunicazione e conoscersi meglio.